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Lode agli scarponi…

Vi avevo comprato setti lunghi anni fa. Ero appena arrivata in Germania, ancora ragazzina inesperta del mondo, e mi preparavo ad affrontare il rigido inverno tedesco. Proveniendo da una cittadina del nord Italia, ero preparata alle rigide temperature invernali ma non avrei mai pensato di dover fare i conti con una spessa crosta ghiacciata che minacciava la mia incolumità ogni volta che mi accingevo ad uscire di casa.

Da qui la grande decisione di andare a comprarVi. Troppo tirchia per sperperare i soldi in vestiti e calzature, Voi, i miei amati scarponi, siete stati il mio primo acquisto in totale autonomia. Mi ricordo ancora come Vi ho guardati, soppesati, provati e riprovati, confrontati con i Vostri fratelli del 37, e alla fine Vi ho portato a casa. I 150 Euro meglio spesi della mia vita in Germania.

Con Voi, pelle, gialli, taglia 38, mi sentivo come una bimba che, fiera delle sue scarpette Chicco, affronta il mondo con fare sicuro alla ricerca di nuove avventure. Il Vostro color giallo é stato messo a dura prova dai periori di tirocinio sul cantiere, la Vostra pelle liscia dalle scivolate sullo slittino, la Vostra suola dai centinaia di chilometri macinati fra università e lavoro.

Tutti gli anni, alla prima neve, eravati lì ad aspettarmi.

Quest’anno la tragedia. Piove, ma con voi ai piedi mi sento sicura. Senonchè all’improvviso il piede sinistro si trova completamente fradicio. Dopo un rapido controllo scopro che la suola ha ceduto al tempo e all’usura, parecchi buchi mi guardavano beffardi. Ho tentato un intervento d’urgenza, sigillando con un po’ di silicone il danno, ma, come un vecchio cuore malato dopo un intervento complicato, avete ceduto di nuovo.

E allora ho capito!

Oggi ho optato per voi per una veloce eutanasia, Vi ho buttavo via, non senza il rimpianto di aver perso due compagni fedeli. Siete stati i testimoni dei miei vent’anni e del mio scoprire il mondo. Nessun altro scarpone sarà mai come Voi.

Ecco, l’ho fatto! ho scritto una Lode ai miei scarponi.

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Sono povera?

È un po’ che me lo chiedo. Tutti i mesi, quando consegno il conto delle ore mi prende un’ansia che oserei definire esistenziale. Ho paura di non farcela, ho paura di non arrivare a fine mese, ho paura di non poter continuare a sostenere lo stile di vita che ho. E non è che io spenda tanto… ormai non esco più la sera, non mi concedo grossi vizi, viaggio sempre in economia. Mi sono resa conto che ormai preferisco un piatto di lenticchie ad una bistecca, oltre che per una questione etica, anche per una questione economica.

Non sono povera, lo so… ho il mio lavoretto ben pagato e anche un gruzzoletto in banca. Purtoppo il lavoro è a chiamata, ad ore, quindi alle volte mi trovo costretta a lavorare meno velocemente per poter scrivere quell’ora in più… ma non mi piace, non È giusto.

Il fututo mi fa paura, devo trovare lavoro, sistemarmi e badare al 100% a me stessa.

È una paura assurda a trent’anni, ma non posso/voglio dovermi fare aiutare!

Mele, mele… e ancora mele!

Anche quest’anno è arrivata la stagione delle mele! Centinaia di frutti che improvvisamente, da un giorno all’altro maturano… e come tutti gli anni è arrivata la stagione della marmellata e delle torte di mele.

L’abitudine di fare la marmellata in casa mi è rimasta da quando ancora vivevo con i miei genitori e, da giugno in poi, era sempre una corsa a raccogliere la frutta e a cuocere la marmellata. L’immagine di quel pentolone gigante che bolliva nella calura estiva è tutt’oggi fonte di ansia per mia madre e i suoi (malcapitati) aiutanti!

Le sue creazioni erano poi celebri fra i conoscenti, marmellata di pesche, susine, pere, fichi, fichi e nocciole, cachi… e la produzione minacciava ogni anno di accumularsi con le precedenti. Quest’estate aprendo la credenza ho trovato marmellata del 2009, questo vuol dire che abbiamo ancora (stimati) cento vasetti di marmellata da finire. Temo di sapere quale sarà il dolce per tutte le prossime feste!

Comunque ieri mi sono armata di pazienza e sono andata a raccogliere mele. L’albero non è carico come gli anni scorsi, ma le mele sono già tante… anzi troppe!

Armata di pelapatate e pentolone ho dato il via alla produzione! Giusto per non fare come l’anno scorso che ho mangiato solo marmellata di mele, ho deciso di dare il via a qualche insolito esperimento. Ecco quindi la mia produzione di marmellata di mele, mele e cannella, mele e cacao, mele e pesche.

Non posso garantire ancora sul sapore, speriamo di non aver combinato degli obbrobri… va beh che le mangio solo io, ma mi dispiacerebbe buttare via tutto!

E per finire oggi torta spagnola di mele. Praticamente un intruglio facilissimo a base di mele, zucchero, farina, burro, uova e cacao. Veramente gustosa e nutriente… purtroppo l’abbiamo finita già a merenda!

Gioie e dolori dell’avere 20 coinquilini!

Lavoro e malinconia

Da questa settimana sono ufficialmente una lavotrice a tempo pieno, 3 giorni alla settimana lavoro a gratis presso una ditta per scrivere la tesi di laurea e i rimanenti 2 giorni sono al mio solito posto di lavoro per mantenermi. Già mercoledì sera cominciavo a dare segni di cedimento, ma sarà tutta così la mia vita? Sveglia, lavoro, cena, nanna, sveglia, lavoro, cena, nanna? Ditemi di no, per favore!

Il progetto della tesi è molto interessante, utilizzo dell’acqua piovana all’interno delle abitazioni. Praticamente sfruttando una cisterna interrata si può raccogliere l’acqua piovana per poi utilizzarla in giardino, nella toilette e nella lavatrice. Tutto ciò ha scopi ambientali e anche economici; è incredibile quanta acqua potabile venga sprecata e soprattutto quanto si potrebbe risparmiare sostituendola con acqua piovana. L’idea non è certamente nuova, ms il fatto di volerlo rendere un prodotto economico alla portata di (quasi) tutti è sicuramente lodevole.

Chìssà se un progetto del genere è applicabile anche in Italia? Sarebbe bellissimo farsi un po’ le ossa qui e poi continuare in Italia, magari mi assumono e decidono di ampliare il mercato anche all’Italia… e magari poi divento responsabile della sede italiana! Ok, la smetto di sognare… intanto faccio un po’ di esperienza, poi si vedrà.

La vita privata invece va un po’ così… un po’ và e un po’ non và… forse è una fortuna che in questo momento abbia così poco tempo per me, almeno non ho tempo di pensare!

 Invidio le persone positive, appeno mi fermo un attimo mi assale la malinconia. Ma quando sarò veramente felice?

Ci siamo…

Non c’è niente più di quel numero sul tabellone dei voti in grado di cambiarti l’umore… è incredibile come da quel numerino dall’ 1 al 5 (dal 30 all’insufficienza in Italia) dipenda la sorte universitaria e lavorativa. Le ultime liste mi hanno assegnato un 3,3 e un 2,3 (20 e 25)… inaspettati, ma tanto tanto sudati. Sono i miei ultimi due esami… dovrei gioire, eppure mi rimane l’amaro in bocca per quegli esercizi non elaborati, per quella perfezione non raggiunta… non che sia mai stata un genio, ma sono fatta così.

Ho consegnato tutti i progetti, ho controllato le firme, ho contato i crediti… e ne mancano solo 15… i 15 della tesi.

Se tutto va bene fra 3 mesi avrò la mia agognata laurea triennale fra le mani…
… e ancora non ci credo che siamo alla fine.

Sono un’adulta

immagine dal web

Sono a casa. Sono a casa da una settimana e non ho ancora combinato niente. Fra pochi giorni torno in Germania e quello che mi rimane di queste “ferie” è solo l’enorme senso di spossatezza che mi ha preso dopo gli esami. Purtroppo mi trovo ancora in una sorta di limbo, non so come sono andati gli esami (quattro settimane per la correzione!) quindi non so come proseguirà ad Agosto, se dovrò ancora studiare, o se potrò iniziare la tesi. Addirittura la futura suocera di mia sorella fa pressione perchè finisca alla svelta! Che stress!

In questi giorni ho capito, che se voglio tornare in Italia, devo avere la certezza di poter trovare lavoro o comunque di potermi impegnare in qualche maniera. Stare a casa senza far nulla mi uccide. Poi c’è l’incognita moroso, tante volte lo sento freddo, lontano. Credo che non riesca a capire, perchè gli esami e l’università mi mandino così in panico. Io con lui immagino un futuro, ma per poter mettere su famiglia mi servono la laurea e un lavoro. Spero di non essere troppo vecchia per avere figli. Non voglio diventare una mamma-nonna, non la ritengo una condizione ottimale nè per la mamma nè per i figli.

Guardando la mia bacheca Facebook mi ero già resa conto di come la mia generazione stesse crescendo, fino a tre anni fa c’erano solo foto di feste, poi sono arrivati i matrimoni, poi i primi bambini e adesso addirittura i secondi figli. E io resto qui. Non volevo una vita piatta nella realtà provinciale in cui sono cresciuta, l’Italia mi stava stretta, ma ora mi rendo conto che avrei dovuto rinunciare a molto ed accontentarmi di quello che avevo. Forse però se non avessi fatto tutte le mie esperienze, adesso sarei una persona insoddisfatta e chiusa nella propria piccola realtà.

Ieri per liberarmi di un venditore ambulante ho dovuto fargli credere che dovevo correre a casa dai miei figli, e in quel ruolo mi sono  sentita bene. So cosa voglio fare in futuro, so essere testarda, conosco bene il tedesco, avrò un pezzo di carta in tasca e devo tornare in Italia. Forse non farò carriera, ma devo avere uno stipendio per mettere su famiglia. E’ quello che adesso, da adulta, sogno veramente.

Caos da studio

Eccomi qui, alle prese con gli ultimi due esami per la laurea triennale. Voglia di studiare poca e possibilità di passarli ancora meno.

Dai, forza e coraggio che la vita mi aspetta.

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